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In un sistema dell'informazione discutibile e caotico, cerchiamo di filtrare le notizie dalle migliori fonti, per approfondire e capire la questione palestinese.


Feb012009

18:03:59
Da Gaza in diretta: notizie e riflessioni

CECCHINI  ISRAELIANI  SPARANO  A 
DONNE  E  BAMBINI



DA GAZA IN DIRETTA : NOTIZIE E
RIFLESSIONI



Colloquio telefonico della nostra Redazione con Vittorio
Arrigoni



e la giornalista Angela Lano (InfoPal) da
Gaza,




31 gennaio - 1
febbraio 2009



 






Verso l'ora di pranzo siamo riusciti a
contattare e parlare con Vittorio Arrigoni, a Gaza, e con lui anche la
giornalista italiana Angela Lano (dell'Agenzia InfoPal), che preferiremmo, come
contribuenti, di gran lunga pagare al posto di quel Pagliara, che fin'ora ci ha
propinato solo notizie-bidone e veline prestampate.


Vittorio è sopravvissuto alla carneficina,
nonostante sia stato oggetto più d'una volta del fuoco israeliano contro le
ambulanze su cui si trovava, ma lo stress fisico e psichico delle trascorse
settimane di intensi bombardamenti, più i gas di fosforo e altre diavolerie che
hanno sperimentato sulla popolazione di Gaza, aspirati obbligatoriamente, come
il resto degli abitanti di Gaza, gli hanno creato un senso di generalizzato
malessere e nausee costanti, debolezza e patologie da traumi di
guerra.


Gaza,
1.500.000 abitanti circa: 1.500.000 feriti.


Ci racconta di come sia sempre difficile la
situazione a Gaza. Non è cambiato al momento nulla, e delle centinaia di camion
di beni di prima necessità che servirebbero, ne passano sempre solo poche
decine, e non tutti i giorni.


L'assedio è sempre stretto: difficile
uscire, difficile entrare. Ora manca anche il supporto del contrabbando
attraverso i tunnel. Persino l'attrezzatura per gli studi dentistici, se non
venisse contrabbandata non esisterebbe: confidenza del dentista di Vittorio.


In più ora è tutto uno sfacelo, macerie e
puzza di morte. Interi quartieri scomparsi. Famiglie inghiottite sotto
tonnellate di detriti. E bambini e giovani dappertutto, con la gioia di vivere
che è propria della tenera età, ma con la tristezza e l'angoscia in fondo agli
occhi, specchio dell'anima. Un anima ferita profondamente. Non c'è più il papà,
non c'è più la mamma, non c'è più la casa. Qualche volta non ci sono più nemmeno
le braccia o le gambe, e nemmeno gli occhi per piangere.


Gli hanno tolto il meglio della vita, gli
hanno rubato la felicità dell'infanzia e dell'adolescenza, e gli hanno lasciato
tristi ricordi e fantasmi che li turberanno per il resto dei loro giorni. E sono
i più fortunati, quelli ancora vivi.


Questo è l'eroismo di Tsahal, l'esercito di
Giuda, la gloria dello Stato ebraico, osannato da "giornalisti" senza onore, da
politici senza vergogna, da criminali di guerra, senza un futuro che non sia il
loro incubo.



Vittorio ci chiede di farle sapre queste cose, in Italia e in
Occidente, di gridarle più forte che possiamo, per fare sentire la nostra voce
nell'assordante brusio delle menzogne, della propaganda che ci vuol tenere con
la mente fissa su orrori di un secolo fa, dei quali non si può mettere in dubbio
la vulgata dogmatica, imposta da quegli stessi rabbini che incitano i soldatini
circoncisi a sparare ed ammazzare quanti più bambini palestinesi possibile,
altrimenti crescono, diventano grandi, si sposano e fanno figli. I conti non
tornano.



Al mio
paese si direbbe, magari con espressioni popolane meridionali un po' più
colorite e forti, che "si piange il morto per fottere il
vivo"
.


Ma Arrigoni vuole anche parlare, tra le varie fulgide
figure di eroica generosità, di un sacerdote straordinario, il parroco di Gaza
Manuel Musallam, punto di riferimento per molti, cristiani e musulmani,
affratellati nella disgrazia e uniti da un vincolo di carità e speranza che ha
fatto superare barriere inimmaginabili prima. Eroico Padre Musallam: sacerdote,
maestro, panettiere, acquaiolo, infermiere, confessore, diplomatico, voce del
popolo, dei più oppressi, dei più indifesi, dei più deboli, che non ha paura di
dire la verità.


Tra i pochi che ne hanno il coraggio in un mondo
cattolico sionisticamente giudaizzato ed intimorito.



Giudaizzato ed intimorito da falsi sensi di colpa e succube dei ricatti
della lobby dei "fratelli maggiori", che minacciano di interrompere "il
dialogo", che si lamentano se preghiamo, oltre per la nostra, anche per la loro
animaccia nera (e si che ne avrebbero ben bisogno...), che si
indispettiscono se il Papa canonizza chi loro non gradiscono (ma se non
credono in Cristo, nella Sua Chiesa, nei carismi dei discepoli del Messia, cosa
gliene frega chi canonizza il Papa di Roma? O sotto sotto ci credono? Ma
allora...?!),
che si fanno venire la bava alla bocca come degli indemoniati
per via della giusta rivalutazione del Rito Tridentino e del rientro, ufficiale,
in comunione con Roma di una parte importante del cattolicesimo, quella più
integra e meno corrotta dalle mode giudaizzanti, che ancora celebra il Santo
Sacrifico dell'altare, vero olocausto incruento del vero olocausto della Croce.



Già,
come mai tanta rabbia ed escandescenza per via di semplici celebrazioni, per lo
più private, nelle quali essi dicono di non credere per via di tutta la teologia
connessa? Forse i cristiani moderni, quelli che attendono solo alla Messa nuova,
quella di Paolo VI, hanno perso qualche battuta che invece i "grandi fratelli"
comprendono bene e ne hanno gran timore? Questa riflessione ed analisi val bene
un prossimo articolo a parte.


Vittorio è però un fiume in piena. Ci
racconta di come sia difficile, anche se ufficialmente è stata dichiarata la
tregua, dare assistenza alla popolazione, che è ancora terrorizzata e stenta ad
uscire allo scoperto perchè non si fida degli israeliani, i quali più d'una
volta li hanno ingannati aprendo il fuoco anche su persone disarmate e
sventolanti bandiera bianca.


Proprio ieri infatti, nei pressi di villagi
a nord della Striscia, per accompagnare con due macchine alcune donne
palestinesi, mamme e mogli che hanno perso tutto, figli, mariti, casa, sia
Vittorio che gli infermieri al seguito, come pure queste signore di Gaza, sono
stati bersagliati dai gloriosi cecchini.


Non c'è scappato il morto per un pelo. Sono rimasti
fuori solo una mezz'ora, riparandosi al meglio tra le macerie e rientrando di
corsa verso Gaza City.


Gli snipers, i cecchini, i franchi tiratori
israeliani, appostati sulle torrette e nei palazzi alti di frontiera, muniti di
carabine di grosso calibro, bullets da 243 o 380, dotate quindi di canocchiale
di precisione, hanno preso di mira obiettivi che vedevano molto bene e, senza
possibilità d'errore nel distinguere le donne e gli infermieri, hanno sparato
per uccidere. E per uccidere civili inermi che stavano frugando tra le macerie
delle proprie case, cercando di recuperare qualche effetto personale, qualche
ricordo della propria famiglia, della passata vita stravolta da un esercito vile
e dotato di un'etica religiosa criminale.


Quella impartita dai rabbini serial-killer dello
Stato ebraico, che incitano ad  uccidere quanti più civili palestinesi
possibile (si sa', perchè è stato riportato più volte persino da quotidiani
israeliani, perchè oramai si sentono impunibili e sono quindi sfacciatamente
arroganti).


Link correlato : Cecchini
che prendono di mira i bambini


Link correlato : Leader
dei rabbini invoca la pulizia etnica dei non-giudei


Link correlato : Rabbini
sionisti dicono che la Torah permette l'uccisione dei palestinesi



Alla
faccia della tregua.



Se poi
qualche palestinese ancora valido, al vedere questo tiro al piccione in
gabbia
dei propri concittadini e connazionali, ancorchè donne disarmate,
risponde al fuoco (ed è umanamente comprensibile che lo faccia), vedrete che il
megafono kosher, in italico idioma, Pagliara Claudio, vi parlerà del dramma dei
militari israeliani, poveri ragazzi nel fiore degli anni, strappati dalle
università rabbiniche, costretti a sparare per difendersi...



 



Ma
state tranquilli, Pagliara qui non c'è, e non lo vedrete arrivare che scortato
da carri armati e jeep israeliane che avranno prima fatto tabula rasa di tutto
quel che si muove.



 



C'è
invece
la brava Angela Lano, che professionalmente, giornalisticamente,
linguisticamente, ed umanamente parlando, è meglio preparata. Ma ha il vizio di
dire la verità, cosa che non paga, nè nella Palestina occupata, nè nella colonia
Italia.



Ma lei
se frega, e animata da quel vero spirito giornalistico, che è testimoniare la
verità dei fatti, e che dovrebbe ispirare chiunque svolga questo mestiere, che è
un po' una missione, ha preso il primo volo per l'Egitto e da lì, armata di
santa pazienza, ha fatto giorni di interminabili code al confine di Rafah, tra
feriti, giornalisti, medici, ingegneri, religiosi, parenti, e chiunque avesse un
motivo per entrare nell'inferno di Gaza.



 



Ce
l'ha fatta
. Ed ora, dopo avere assorbito il primo impatto con lo scenario
lunare di devastazione provocata dallo tzunami sionista, al seguito di Vittorio,
da un ospedale ad una scuola, da una mensa ad una famiglia in seria difficoltà,
cerca di registrare quanto più possibile del dramma che ha vissuto e sta vivendo
questa disgraziata popolazione, che ha avuto la sfortuna di ritrovarsi come
vicino di casa, abusivo, "il popolo eletto" (eletto dalla massoneria
imperiale britannica ed onusiana).



 



Angela Lano la conosciamo bene, professionalmente ed umanamente. È
una donna semplice, madre di famiglia, con una grande passione per il
giornalismo e per la giustizia, particolarmente coinvolta nelle problematiche
della Terra Santa, alle quali, come noi, sta dedicando gli anni migliori della
sua vita.



 



Una
donna semplice
, ma con una specialità veramente rara: l'onestà
intellettuale.



Non
disponibile a barattare la propria libertà d'espressione con carrierismi che ne
possano vincolare la professionalità. E perciò, dopo aver collaborato per anni
con importanti testate nazionali, ha scelto la via più difficile per esternare
in libertà le proprie capacità ed inclinazioni giornalistiche, accettando la
sfida di gestire in autonomia una redazione on-line. Sfida impari, al confronto
con i colossi dell'editoria accreditata.



Noi
abbiamo fatto scelta analoga e la possiamo ben comprendere e ammirare per
ciò.



 



Eppure, come nella storia del topolino e dell'elefante, è riuscita
più d'una volta a creare imbarazzo e a scoprire i nervi sensibili delle baronie
giornalistiche, attirandosi persino le ire dell'egiziano cristianista
Allam...



 



Sicuramente se ci fosse lei al posto di Pagliara, avremmo visto
ben altre scene e sentito ben altre interviste, nei TiGì manipolati nostrani;



Fini
e disonorevoli
al seguito non avrebbero dato lo scandaloso e macabro
spettacolo di inneggiare a coloro i quali stavano bombardando e massacrando
civili inermi;



il
rabbinato
, forte di un'opinione pubblica rimbambita da utili idioti, non
avrebbe fatto tanto lo smargiasso distraendoci dalla realtà dell'olocausto
palestinese, con memorie storiche e vecchi scoop di falsi negazionismi costruiti
ai danni di ingenui sacerdoti, vittime sacrificali per la "giornata della
memoria" (qualcuno doveva essere immolato per magnetizzare l'attenzione e
distogliere lo sguardo da Gaza);



forse gli italiani si sarebbero chiesti perchè più di 1300
palestinesi morti, di cui oltre la metà bambini e donne, valgono la vita di 13
israeliani;



forse gli italiani si sarebbero domandati perchè 1 soldato
israeliano prigioniero vale 12.000 palestinesi incarcerati da israele, tra cui
centinaia di bambini e adolescenti;



si
sarebbero chiesti perchè enormi giacimenti di gas
palestinese vengono
rubati da Israele con la complicità inglese (come sempre);



perchè ci si continua a raccontare la bugia dei due Stati, quando
in realtà Israele controlla tutto intero il territorio palestinese;



perchè perchè perchè: quanti perchè, accumulati in
oltre 60 anni di criminalità coloniale sionista, potrebbe suscitare Angela se
avesse la possibilità, come Pagliara, di entrare all'ora di pranzo e cena nelle
case italiane e spiegare quel che sta succedendo.



Quante
cose cambierebbero se la Verità fosse il minimo comune denominatore dell'etica e
deontologia professionale di un giornalista.



 



Già, ed infatti è per questo che Pagliara se ne sta negli hotel di
Tel Aviv e Gerusalemme...a raccontarci quel che succede a Gaza... senza far
cenno alla collega italiana, Angela Lano, che a Gaza c'è veramente: e dalla
parte sbagliata, quella dei palestinesi.



 






"...il Ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, in
un’intervista al canale dieci della televisione israeliana, ha minacciato di
effettuare un ulteriore, più violento attacco contro la Striscia di
Gaza.........Qualche giorno fa, l’attuale Ministro dei Trasporti ed ex-Ministro
della Sicurezza, Shaul Mofaz, nel contesto della campagna per il suo partito
“Kadima” a Sderot, ha minacciato di uccidere il capo del governo eletto
palestinese, Ismail Haniyah, come anche i capi di Hamas. La stessa dichiarazione
è stata fatta dai ministri degli Esteri, Tzipi Livni (Kadima), e della Difesa,
Ehud Barak (Laburista)..." (Agenzia InfoPal.it)



 



Sono
parole scritte
da Angela Lano solo ieri. È probabile e prevedibile, per
scopi elettorali e politici, un altro attacco nei confronti di Gaza: lo dice
tutto lo schieramento politico-militare sionista, conservatore e progressista.



Certo che Pagliara se ne sta in "trincea" nei grand'Hotel di Tel
Aviv. Mica è un giornalista lui, un "inviato speciale": è solo l'altoparlante
dei veri giornalisti, quelli in kippa che gli scrivono le battute e lo
accompagnano in giro per la riserva palestinese, in groppa alle loro jeep,
armati fino ai denti.



 



Angela non ha la scorta armata, non ha nessuno che le scrive gli
articoli, e rischia pure la pelle, pur di riuscire a testimoniare, per tutti
voi, la verità e la sincera amicizia di molti italiani, di quelli che non si
sono fatti lavare il cervello, e che non sono tutti come Gasparri e Fassino,
Fini e Veltroni.



 



Non le faranno fare nessuno
speciale TV7, e le spese di viaggio non gliele rimborserà nessuno, nè si becca
l'extra per la trasferta. Ma potete stare certi che sul suo InfoPal.it ne avrà molte da raccontare, e noi gliele
rimbalzeremo volentieri, come sempre.



Cose
che Pagliara non vi dirà mai: semplicemente perchè non le sa. Dalla buvette del
King David Hotel, nella parte occidentale di Gerusalemme, non c'è un gran
panorama su Gaza, e neppure sulla Gerusalemme est.



 



I
nostri migliori auguri
ad Angela e Vittorio, come a tutti coloro che con
coraggio stanno al fianco dei più umili, di chi soffre, di chi patisce le
ingiustizie per mano di uomini iniqui.



 



A
presto, in Terra Santa.



 



Dalla
Redazione di TerraSantaLibera.org con
sincera amicizia



1
febbraio 2009



 



 



Link
a questa pagina :



http://www.terrasantalibera.org/Angela&Vittorio31-01-2009.htm



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